Oggi è il compleanno di Paola Cortellesi, ma non scrivo questo articolo per tesserne le lodi o raccontarne la storia, non ne ha bisogno. Oggettivamente è una bravissima attrice e come regista ha creato un film meraviglioso sulle donne che sta avendo un meritatissimo successo.
Ma anche prima di questo film la Cortellesi è stata una voce forte e determinata di denuncia, consapevole che chi ha fama e popolarità ha la possibilità e la responsabilità di mandare messaggi importanti.
In questa settimana di fine novembre dove l’atto crudele subito da Giulia ha acceso l’attenzione sulla violenza sulle donne (sperando che l’interesse non muoia con le vittime) vi voglio condividere questo suo monologo, che fa capire quanto già nel linguaggio comune è radicata la cultura della donna come essere inferiore e colpevole :
“È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, cambiano radicalmente, diventano un luogo comune, un luogo comune un po’ equivoco che poi a guardar bene è sempre lo stesso, ovvero un lieve ammiccamento verso la prostituzione.
Vi faccio degli esempi.
Un cortigiano: un uomo che vive a corte;
Una cortigiana: una mignotta.

Un massaggiatore: un cinesiterapista;
Una massaggiatrice: una mignotta.

Un uomo di strada: un uomo del popolo;
Una donna di strada: una mignotta.

Un uomo disponibile: un uomo gentile e premuroso;
Una donna disponibile: una mignotta.

Un uomo allegro: un buontempone;
Una donna allegra: una mignotta.

Un gatto morto: un felino deceduto;
Una gatta morta: una mignotta.

Non voglio fare la donna che si lamenta e che recrimina, però anche nel lessico noi donne un po’ discriminate lo siamo.

Quel filino di discriminazione la avverto, magari sono io, ma lo avverto. Per fortuna sono soltanto parole. Se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri, un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile, frasi offensive e senza senso come queste. “Brava, sei una donna con le palle”, “Chissà che ha fatto quella per lavorare”, “Anche lei però, se va in giro vestita così”, “Dovresti essere contenta che ti guardano”, “Lascia stare sono cose da maschi”, “Te la sei cercata”.


(Paola Cortellesi)