A 25 anni nel pieno della tua gioventù in un’età libera e spensierata dove il tuo futuro è tutto da scrivere e i tuoi sogni tutti da realizzare la diagnosi arriva come uno tsunami: cancro al seno. Come si affronta una notizia del genere? Coma si vive e si supera un cancro a quell’età? Storia di T.
Il dottore mi salutò e iniziò a spiegare :” Sono arrivati i risultati della biopsia e sono spiacente di doverla informare che si tratta di un carcinoma maligno al seno sinistro…” le parole mi colpivano come proiettili e mi esplodevano nella testa: Carcinoma maligno Boom! Intervento urgente … Boom! Asportazione del seno… Boom! Chemio terapia … Boom! Boom !Boom. La mia tranquilla vita da venticinquenne che viveva a casa dei genitori, senza pensieri e preoccupazioni, che risparmiava lo stipendio per il prossimo viaggio, aperta alle nuove esperienze, alla ricerca del grande amore era finita . Mi attendevano mesi di cure, dolore, paura. La ricostruzione del seno sarebbe avvenuta solo da lì a un anno e mezzo circa perché prima era necessario fare chemioterapia, annullare il rischio di metastasi e recuperare le forze. Oggigiorno la ricostruzione avviene contemporaneamente all’operazione di asportazione nella maggioranza dei casi, ma nel 2000 era ancora una pratica sperimentale e i medici mi sconsigliarono di sottopormi ad un intervento del genere. Io sopportai stoicamente tutto, ma non nego che cogliere lo sguardo della gente che indugiava su quella parte del mio corpo mancante mi faceva sentire esposta e violata nella mia intimità, (abitando in un piccolo centro tutti conoscono tutti ed io ero la notizia del momento). Certo l’alternativa era restare a casa e non farsi vedere dalla gente, ma io volevo vivere la mia vita, vedere le amiche, andare a ballare, fare tutte quelle cose che mi permettessero di esorcizzare la paura che il tumore potesse tornare. La cosa peggiore da affrontare forse fu il dolore che leggevo negli occhi dei miei genitori che nonostante cercassero di farsi vedere coraggiosi e fiduciosi non riuscivano a celare il terrore di perdermi ed anche quell’irrazionale senso di colpa che provano una mamma ed un papà quando non riescono ad evitare una sofferenza ai propri figli. Così ti trovi a tirare fuori la forza non solo per te , ma anche per i tuoi familiari, per far vedere a loro che sei ottimista, che sai affrontare tutto che non si devono preoccupare. Con la morte nel cuore ti sforzi di ridere, di scherzare di mantenere il buon umore. Ad un certo punto però in te avviene un grosso cambiamento, quella forza che simulavi inizia a trasformarsi in vera forza , in vera energia e sorprendi te stessa perché capisci che puoi riuscire a superare qualsiasi ostacolo, acquisisci la certezza che ce la farai. Io ho superato il cancro e tutti quei momenti di scoramento come quando ti guardavi allo specchio e con la testa spelacchiata e il corpo gonfio non ti riconoscevi, o quando il seno nuovo ti sembrava un corpo estraneo che non faceva veramente parte di te. Ho avuto diversi problemi di salute negli anni dovuti alle conseguenze tardive della chemio, un pneumotorace, un’aderenza intestinale che mi ha provocato un blocco, un percorso difficile e complesso per diventare madre. Ora a distanza di ventitré anni guardo alla mia malattia come a colei che mi ha permesso di arrivare ad essere la persona che sono, con tutte le mie cicatrici e le mie debolezze, madre di due meravigliosi bambini e penso che sono veramente orgogliosa del percorso fatto e guardandomi allo specchio mi sorrido e mi amo profondamente.
